lunedì, 21 aprile 2008
author: EvanDeCiren @ 10:42
category: storia, idoli
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Sebbene il personaggio di James Bond sia una figura letteraria e pertanto di pura fantasia, il suo creatore, Ian Fleming ne scrive una accurata biografia che riporta al capitolo 21 del suo penultimo romanzo, Si vive solo due volte, per mezzo di un appassionato necrologio scritto dall'ammiraglio Miles Masservy, altrimenti noto come M, direttore del SIS. Altri riferimenti possono essere tratti dai romanzi e racconti dei successori di Fleming.

James Bond nasce nel mese di novembre del 1924 da genitori borghesi, Andrew Bond di Glencoe, scozzese, e Monique Delacroix, svizzera del cantone di Vaud. Il padre è rappresentate all'estero della ditta Vickers e pertanto la prima educazione di Bond si svolge all'estero, dove apprende perfettamente la lingua francese e quella tedesca. Bond ha undici anni quando i suoi genitori rimangono uccisi in un incidente alpinistico sopra Chamonix. Il giovane Bond viene allevato da una zia, Charmian Bond, in un villaggio vicino a Canterbury, Kent, dove quest'ultima ne cura l'educazione fino a fargli raggiungere una preparazione tale da farlo entrare, durante l'adolescenza, a Eton, dove il padre lo aveva iscritto dalla nascita. Dopo soli due anni, Bond viene però espulso a causa di una relazione con una cameriera. La zia riesce allora a iscriverlo a Fettes, scuola del padre, dove il giovane raggiunge risultati eccellenti sia scolasticamente che nel campo dello sport, fortemente incentivato dalla scuola. Sebbene incline alla solitudine, Bond riesce a crearsi solide amicizie nei circoli sportivi tradizionali della scuola.

Terminati gli studi, all'età di diciassette anni, nel 1941, grazie all'aiuto di un amico del defunto padre, entra in quello che sarebbe poi divenuto il Ministero della Difesa, dichiarandosi più vecchio di due anni. Accordatogli il grado di tenente del Servizio Speciale del Royal Naval Volunteer Reserve e a prova dei suoi servizi soddisfacenti, termina la guerra con il grado di Comandante. Classificato prima con il numero 7777 e poi come 007, lavora a Hong Kong e in Giamaica, prima della missione al Casinò Royale. Qui Bond vince la partita contro l'agente sovietico Le Chiffre, ma le esperienze che seguono sono così drammatiche che inducono Bond a dubitare delle proprie certezze.

Dopo anni di lotta contro la SMERSH, il reparto eliminazioni dell'KGB, responsabile dell'aver indotto al suicidio l'amata Vesper Lynd, Bond vede nascere nuovi nemici, uno su tutti Ernst Stavro Blofeld e la sua SPECTRE che nel gennaio 1962 gli uccidono la moglie, Tracy De Vicenzo, il giorno stesso delle nozze. Sconvolto e depresso, Bond cerca vendetta e, durante una missione in Giappone, la ottiene. Rimane però vittima di un'amnesia e rimane per qualche tempo in un'isoletta del Giappone con l'amante Kissy Suzuki che, a sua insaputa, rimane incinta, mentre a Londra è dato per morto.

Riappare dal suo capo un anno dopo e tenta di ucciderlo. Si scopre infatti che era stato sottoposto a lavaggio del cervello dai sovietici. M, che si fida di lui, lotta per rimetterlo in forma e lo spedisce a uccidere "l'uomo dalla pistola d'oro". Bond torna totalmente ristabilito. Dopo varie missioni, una donna che non dimenticherà (l'agente svizzero "Flicka" Von Grusse) e dopo aver per breve tempo assunto il comando di una sezione speciale del SIS, Bond torna nel suo pieno vigore negli anni novanta affrontando nuove missioni e nuovi nemici, come l'erede della Spectre, l'Unione di Le Gerant, che arriva perfino a farlo dubitare della sua stessa innocenza, e nuovi alleati, come Barbara Mawdsley, la nuova M, che diventerà per lui figura guida come era stato l'ammiraglio Masserrvy.

martedì, 18 marzo 2008
author: EvanDeCiren @ 07:59
category: amore, cinema, diario, storia
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DOPO un 16 MARZO Stupendo passato a Milano, dove c'erano 5000 giovani da 35 nazioni, venuti per commemorare il 16 MARZO del 1958 ho fatto tesoro di questo motto!

Io posso. Ma dipende da quanto ci credo dalla fede che ho. Perché ogni volta che penso impossibile qualcosa, ogni volta che non ci credo, detto inutili limiti alla mia vita
mercoledì, 30 gennaio 2008
author: EvanDeCiren @ 08:27
category: libri, storia
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La trama, abbastanza fitta e articolata,è ambientata in Grecia nell'epoca in cui Sparta era all' apogeo ,si sviluppa intorno al personaggio dello zoppo Talos: nato a Sparta, da una nobile famiglia, Kleidemos, venne abbandonato dal padre, che, seppur a malincuore, dovette eseguire una legge molto crudele: i bambini che non erano perfetti nel corpo e non avrebbero potuto diventare dei guerrieri validi dovevano essere abbandonati) lo lasciò sul monte Taigeto, dove però il piccolo fu trovato da un vecchio pastore, un Ilota che pascolava le greggi del suo padrone sui prati vicini. Egli lo raccolse e lo portò a sua figlia perché lo allevasse, e gli diede il nome Talos. Il ragazzo crebbe, imparò la lotta e il tiro con l’arco dal suo nonno adottivo, che poi gli rivelerà di essere l' ultimo discendente della stirpe che regnava prima dell' arrivo degli spartani. Talos apprese come muoversi con abilità e sforzò il suo piede rattrappito a regger parte del peso del suo corpo. Nello stesso tempo suo fratello, di poco più grande di lui, cresceva tra i giovani della sua città allevato da guerriero. Un giorno essi si incontrarono e Talos si batté contro di lui perché suo fratello ed i suoi compagni avevano assalito la sua amica, Antinea che diventerà poi la sua compagna, la figlia di un contadino della pianura, fu ferito gravemente. Qualche mese più tardi, suo fratello, attacco la capanna,e insieme suoi compagni percossero violentemente Talos, e infine fece sbranare le sue pecore dal suo molosso Lacone, un grosso cane nero regalatogli dal padre in occasione della sua partenza per l'esercito. Quando arrivò il tempo delle guerre persiane gli Iloti furono condotti a Sparta per essere scelti come attendenti per i guerrieri e Talos fu scelto da suo fratello Brithos. Combatterono alle Termopoli dove il vero padre di Talos perse la vita (allora lui non lo conosceva come padre ma nel suo subconscio lo sospettava, difatti, da una riflessione Talos “là vidi anche mio padre, colui che mi aveva abbandonato da piccolo, senza sapere chi egli fosse, ma egli sapeva, io credo… ricordo il suo sguardo, le rare volte che ebbi modo di fissarlo negli occhi. In lui sembrava ardere una pena senza limiti, domata da una smisurata forza d’animo”, si capisce che sapeva cosa succedeva all’interno del padre). Re Leonidas incaricò Talos, Brithos e Aghias, compagno di Brithos, di recapitare un messaggio della massima importanza, senza saperne il contenuto, agli anziani di Sparta, ma il messaggio era vuoto. Da quando tornarono si diffuse la voce che i due guerrieri avevano mentito o avessero fatto in modo di ottenere dal re l’ordine di tornare per salvarsi la vita. Nessuno volle più avere contatti con loro. Aghias si suicidò impiccandosi in casa sua, suo fratello, invece, fuggì una notte per uccidersi, ma Talos glielo impedì con la forza, lo trasportò nella sua capanna e lo convinse a riscattarsi offrendosi di combattere assieme contro i Persiani e di aiutarlo nella sua guerra personale. L’amico del protagonista,Karas, suo protettore dopo la morte del nonno, rubò l’armatura del loro padre dalla casa del fratello e con quella Brithos combatté tutto l’autunno, l’inverno e la primavera per tutta la Grecia per uccidere gli emissari e le truppe persiane che andavano in lungo ed in largo a depredare le messi dei contadini. Si nascondevano nei boschi, dormivano nelle grotte sui monti; di giorno attaccavano improvvisamente e facevano stragi: Brithos attaccava come una furia e Talos gli copriva le spalle con l’arco del re degli Iloti affidato a lui in precedenza dal suo nonno adottivo Kritolaos, morto dopo il suo ritorno dalla casa di Antinea, la sua compagna, essendo stato curato dalle ferite e dalle fratture provocate da suo fratello e dai suoi compagni nel loro primo incontro. Massacrarono più di duecento soldati ed ufficiali persiani. Il fratello morì nella battaglia a Platea da eroe dopo un'epica battaglia. Talos fu riconosciuto come spartano e unico superstite della famiglia dei Kleomenidi, ritornato alla casa dei suoi veri genitori, parlò a sua madre la quale morì poco dopo tra le sue braccia. Dopo questo fatto intraprese la carriera militare e gli furono affidate numerose missioni, diventò così comandante di un plotone di "Uguali" (così venivano chiamati i guerriei Spartani). Pausanias, re di Sparta, lo convocò per esporgli il proprio piano di far cadere Sparta e far diventare gli Iloti non più degli schiavi, lo incaricò di andare a parlare con il satrapo di una regione remota della Persia per avere l’appoggio del gran re. Arrivarono al palazzo del signore dopo un viaggio lungo ed estenuante che portò quasi alla morte il suo compagno ed amico Lahgal (servo e amante di Pausanias). Il satrapo accordò l'aiuto del grande re a Pausanias e fece alloggiare Talos e Lahgal nel suo palazzo. Nel ritorno Talos invece di uccidere il suo compagno, come da ordine del re e del satrapo, lo lasciò fuggire e raccontò di averlo ucciso. Dopo aver fatto da emissario tra il re e il satrapo ritornò a Sparta ed apprese che gli Efori e gli anziani temevano il gran potere del re e volevano eliminarlo ed oltretutto sapevano, grazie alla testimonianza di Lahgal, della combutta di Pausanias con il gran re e con la scusa di uccidere un traditore lo eliminarono nel modo più cruento: facendolo morire di sete e di fame in un luogo sacro dove si era rifugiato per ripararsi dai soldati. Intanto Talos, ritornato nella propria casa vide un'incisione sulla tomba di sua madre che lo insospettì e non capì che senso aveva.Intraprese un viaggio, andò a trovare la donna che lo aveva allevato da bambino e la fece vivere in casa sua, andò da Antinea e, dopo essersi ricongiunti, ritornò in patria. Nel viaggio del ritorno si imbatté nella città degli antenati degli Iloti e trascorse li la notte in sogno capì che il messaggio che Leonidas aveva dato da recapitare agli efori e agli anziani fu sostituito ma un terremoto lo fece svegliare di soprassalto. Un terremoto violentissimo distrusse la città degli antenati e fece scappare Talos da quel luogo che, ritornando a casa, vide distruzione e morte in tutti i paesi nei quali si imbatteva ed arrivato a Sparta che era stata mezza demolita non trovò sua madre in casa sua che era in piedi ma pericolante. Il giorno gli Iloti attaccarono Sparta indebolita dal terremoto e Talos voleva aggregarsi a loro ma la coscienza glielo impediva perché avrebbe attaccato la città che i suoi familiari avevano difeso con la vita e restò a guardare. Finita la battaglia con gli Iloti in ritirata, Karas andò a parlargli e Talos gli espose i suoi pensieri e la notte andò dall’Eforo Episthenes a chiedergli spiegazioni e gli spiegò che i suoi parenti furono uccisi perché avevano sospettato che erano stati gli Efori ad avvelenare il vecchio re e furono mandati alle Termopoli con l’intento che morissero nella battaglia ma Leonidas doveva aver capito e mandò Brithos e Talos (che sapeva che era fratello del soldato) a Sparta con un messaggio che fu sostituito nel viaggio. Il messaggio del re spiegava il perché aveva mandato i giovani in patria e obbligava le autorità a far abolire la schiavitù agli Iloti e di farli vivere come persone libere altrimenti si sarebbe abbattuta l’ira degli dei sulla città. Letta la pergamena Talos scappò e andò ad unirsi agli Iloti che guidò fino ad Ithome indossando l’armatura degli antenati. Arrivati alla città la ristrutturarono e combatterono contro gli Spartiati e Antinea partorì il figlio di Talos. Gli Iloti tennero in scacco gli spartiati per 3 anni che non erano appoggiati neanche da Atene poiché, quando gli mandarono degli aiuti non li accettarono perché avevano saputo che molti dei combattenti ateniesi appoggiavano gli Iloti e Cimone ritenuto il responsabile dello smacco ricevuto ad Atene fu messo in esilio. L’ultima guerra fu interrotta quasi a metà poiché un messo avvertì il re d'interrompere gli attacchi perché l’oracolo di Delfi aveva detto che bisognava lasciar liberi gli Iloti e gli Ateniesi li guidarono in una nuova terra ma Talos scomparve e rimase solo la corazza degli antenati ritrovata da Karas.

FONTE: Wikipedia
domenica, 20 gennaio 2008
author: EvanDeCiren @ 17:40
category: diario, storia
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Si dice che con il tempo si può cambiare e che le persone cambiano, ma anche le azioni di una persona possono cambiare il singolo individuo, il dolore o la gioia che nasce da tutto questo crea il tempo.

Le ferite lievi si rimarginano solo se le curi, perché queste se vengono trascurate creano una spaccatura tra vita e morte.

Vorrei guardare in faccia la morte, sorridergli e dirgli che oggi non è il momento, che non è ora!

Son stufo di continuare scendere e risalire! Portami via per sempre o lasciami dove sono! Ma lo sappiamo tutti che non è così, devo morire e risorgere, perché questa è la mia vita!

Evan DeCiren

domenica, 20 gennaio 2008
author: EvanDeCiren @ 14:43
category: libri, storia
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Ho sentito dire che un amante ricorda le stagioni e gli anni trascorsi in funzione delle donne che gli hanno infiammato il cuore. Ricorda ad esempio un certo anno in cui, pazzo d’amore, cercava la sua amata in quella data città e un determinato anno in cui un’altra fanciulla aveva ceduto infine alle sue lusinghe.

Per il guerriero, invece, le stagioni non sono segnate da tali tenere rimembranze, né dal passare dei giorni e dei mesi, ma dalle battaglie. Dalle campagne combattute e dai compagni perduti; dalle prove superate: scontri e confronti da cui il tempo cancella tutti gli eventi superficiali, lasciando soltanto luoghi e nomi che nel ricordo del guerriero raggiungono una dimensione alta e nobile che va oltre il normale commemorare, una dimensione che è stata acquistata con la santa moneta del sangue e  riscattata con la vita degli amati compagni d’arme.

Così come il sacerdote ha la sua graphis e la sua tavoletta di cera, anche il soldato ha la sua iscrizione. La storia è scritta sulla sua stessa persona con uno stilo di ferro, il suo alfabeto istoriato con la lancia e la spada sul suo corpo in maniera indelebile.

Tratto dal libro

LE PORTE DI FUOCO di Steven Pressfield

domenica, 20 gennaio 2008
author: EvanDeCiren @ 14:38
category: amore, diario, storia
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Guardo lo specchio e li vedo…

Sguardo vuoto e tormentato, non importa più cosa fissino o cosa pensino in questo momento, qualcosa mi dice che non reagiranno a niente.
Come un orologio fermatosi dopo un urto, il tempo per lui si è fermato, i miei occhi come la mente hanno subito quell’urto che mi ha stordito o meglio dire, anestetizzato.
Sono stordito? no no… da uno stordimento mi riprenderei, ma purtroppo non è così in questo momento qualsiasi botta che ricevo non mi fa niente, sento poco o niente, fisso il vuoto come una bambola di porcellana.

Cosa mi ha bloccato? Beh forse lo so cosa mi ha bloccato la stessa cosa che ho mandato giù e che ora la sto buttando fuori, forse mi sbaglio, ma ho fatto qualcosa di umano ma disumano per l’essere che sono. Tornare indietro non si può e se si potesse, so che rifarei la stessa cosa, allora non posso dare la colpa a quello che ho fatto. Dico questo perché ho accettato tutto, che lui rimanesse anche suo amico che lui fosse un amico come gli altri, l’ho fatto perché avevo paura di perderla e perché non avevo nessun’altra scelta, lei non è stata capace a definire le cose con lui, e io con la mia bontà non l’ho obbligata a farlo anche se ho sempre voluto farlo, che lei non lo sentisse più, so con certezza che non l’avrebbe mai fatto anzi avrei peggiorato la cosa, in questione ho le sue parole in mente che dicono: “se me lo vieterai lo potrei vedere di nascosto” (Sicuramente smentirebbe tutto) il ricordo viene sul treno di ritorno da Losanna quando ho confessato che lo avevo digerito e mi ha chiesto se potesse vederlo.

Ho perdonato il suo gesto, ho accettato che lui sia un suo amico pieno di problemi, ma ora io ho addosso una rabbia quasi incontenibile, quante paranoie quante paure quanti scomodi pensieri ho fatto uscire dalla mia mente! Sono stato io ha farmi l’anestesia per non più sentire il dolore! Nell’immaginarla con qualcuno che non fossi io!

Ora ci sono le ripercussioni sul nostro rapporto, un tempo tiravo fuori spesso l’accaduto, ma ora non lo faccio più perché come ho detto prima non sento più nulla, e così facendo ho congelato anche quello che provo per lei. Non prevedo più nulla. Come se non esistesse più nulla.

Sono passati mesi dal suo errore, ma la mia anestesia nasce da 3 mesi a questa parte su 9 mesi trascorsi con lei, ho passato parte dei miei pensieri a definirla una meretrice, brutto che io suo ragazzo possa pensare una cosa simile.
Mi accordo solo adesso, che alla fine ho fatto un atto di vero coraggio, ma solo ora veramente mi rendo conto come ho alleviato il dolore, l’offesa subita, ho fatto vacillare la mia mente e ho congelato quell’affetto che ora lei tanto reclama e che io ora non sento, ma quando lei soffre io non sento nulla, la guardo piangere, soffrire e strillare come se non mi importasse nulla. Le parole che mi escono sono “tranquilla tutto andrà bene, ma la mia mente sa benissimo che niente va bene, che gli sto mentendo è logico che non sarò neanche convincente” Ho sempre detto che si deve lottare in quel che si crede, ora non sento nulla tanto mento credo in qualcosa. Vorrei risentirla come un tempo e trovare un altro modo per i dolori che potrei sentire, anche se alcuni magari non sono veri dolori, offese piccole involontarie e che io non ho mai discusso con lei. (Mio più grande difetto)

Da tutto l’accaduto, da me ha preteso che migliorassi in certe cose, le battute con gli amici dove lei si sentiva offesa anche se la battuta era riferita a una mia amica o mio amico, ho rispettato tutto questo, l’ho sempre aiutata quando era giù di morale ascoltandola, cercando le parole,  ma non é mai stata cosa facile, è una ragazza difficile, diversa da ogni ragazza di questa terra per le sue mille cose fuori dal comune, ma anche nelle cose negative è così. Ho sempre aiuto amici e amiche trovando parole giuste ed esempi, ma con lei, nessun esempio mio di vita le va bene, i consigli che gli do non sono quelli che vorrebbe o desidera sentirsi dire. La mia testa poco a poco si è congelata nel limitarsi a dire le stesse cose arrivando ad ora che non dico praticamente nulla, aspettando che dica lei cosa vuole sentirsi dire, così automaticamente si riprende da sola e io mi becco “la scornata che non ho fatto niente” dirgli che dire qualcosa era inutile per lei equivale ed avere paura di lei e che devo parlare…e insistere si ora non lo fa più ma un tempo usava le mani per farmi capire che dicevo cose per lei senza senso… o ancora peggio perché insistevo, quando me lo chiedeva lei. Da MATTI! (In certi casi forse me le sono cercate e chi lo sa?Sicuramente non sono un santo).  C ’è stato chi mi ha consigliato il telefono azzurro. “Divertente”

Ora lei sta male, perché involontariamente reagisco come un agente chimico, la tratto male, e una cosa più forte di me, la cosa peggiore è che se dico qualcosa di grosso non mi rendo conto della gravità, me ne rendo conto solo perché la vedo piangere eppure lei è gentile e armoniosa, a parte quando entra in fase “stanchezza” Li sembra che entri a stretto contatto con la Furia di Honk Kong.
Non voglio sinceramente sentirmi in una latrina, che alla fine stando con la puzza uno non se ne accorge più. Vorrei fare qualcosa, per lei e per me, forse merita tutto questo, ma io non voglio essere nessun mezzo del Fato per insegnargli cosa sia il dolore, io che del suo dolore ne so qualcosa. Mi sento un mostro.
Ho provato ha lasciarla, più di una volta, ma non sono riuscito fino in fondo, lei ha voluto iniziare nuovamente dimenticando tutto, forse impossibile, ma averlo sentito dalla sue labbra sembrava una cosa facile. Mi chiedo se qualche volte si chiede come ho fatto a mandare giù il suo errore. Mi spiace dirlo ma non può paragonare il mio “non Ti AMO” detto due volte a due tradimenti.  

Desidero tanto condividere tante cose con lei, come fanno le belle copie ma temo purtroppo di non crederci più.

Ammetto che ho paura di sbagliare enormemente io con lei, è la prima relazione che ho e che duri così allungo, le altre anche se in una o due mi sono affezionato tutto il resto avventure, persone che si conoscono e che un giorno riporterò nei miei fumetti per i loro insegnamenti.

Credo di avergli dato tanto, e di averla viziato troppo.

2 .Settembre. 2007 Ritornato dalla festa di Sara e ascoltando i Linkin Park “Hybrid Theory”

mercoledì, 16 gennaio 2008
author: EvanDeCiren @ 21:33
category: cinema, storia
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Guerre Stellari, o in originale Star Wars, è una celebre saga fantascientifica ideata dal regista statunitense George Lucas e narrata principalmente in sei opere cinematografiche che hanno influenzato fortemente la storia del cinema.

Il primo film esce nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti, paese di produzione, il 25 maggio 1977 e da allora è un ininterrotto successo di pubblico e di fan in tutto il mondo. A tutt'oggi l'esalogia di Guerre Stellari è la saga cinematografica che ha incassato di più nella storia del cinema.

I sei film della saga sono divisi in due trilogie che hanno come protagonisti in gran parte personaggi diversi. La trilogia originale, la prima prodotta, risale alla fine degli anni '70 ed ai primi anni '80. La nuova trilogia, la seconda prodotta, è invece apparsa sul grande schermo ventidue anni dopo il primo film, a cavallo tra il secolo scorso e quello corrente. Anche se la nuova trilogia è stata prodotta per seconda, le vicende narrate sono cronologicamente antecedenti a quelle della trilogia originale, si tratta cioè di un prequel. La colonna sonora dell'esalogia così ottenuta è opera di John Williams, elemento questo che concorre a dare unità narrativa a tutta la saga: ad es. tutti i film iniziano con il famoso tema introduttivo.

Questi i titoli dei film in ordine narrativo (tra parentesi è indicato il titolo originale, seguito dal Paese di produzione, seguito dall'anno di distribuzione al cinema nel Paese di produzione):

Star Wars - Episodio I - La minaccia fantasma

Star Wars - Episodio II - L'attacco dei cloni

Star Wars - Episodio III - La vendetta dei Sith

Guerre Stellari - Episodio IV - Una nuova speranza

Guerre Stellari - Episodio V - L'Impero colpisce ancora

Guerre Stellari - Episodio VI - Il ritorno dello Jedi

Nel titolo del primo film prodotto, Guerre stellari, non compaiono né il numero dell'episodio, né un titolo particolare: questo perché all'epoca della sua produzione, anche se il suo ideatore George Lucas aveva già in mente a grandi linee l'intera saga, non era affatto sicura la produzione degli altri episodi. In una successiva uscita nelle sale cinematografiche, quando ormai era certo che avrebbe avuto un seguito, fu rititolato Guerre Stellari - episodio IV - Una nuova speranza (in originale Star Wars: Episode IV - A New Hope). In Italia abbiamo potuto vedere sia l'edizione con i sottotitoli "Episodio IV" e "Una Nuova Speranza" che, inizialmente, quella priva di essi. Anche la versione realizzata per il ventennale del film è sempre intitolata Guerre Stellari - episodio IV - Una nuova speranza.

Inoltre per la nuova trilogia George Lucas ha imposto che nelle edizioni estere non venisse tradotto il titolo principale "Star Wars". Questo spiega perché nella nuova trilogia non sia stata mantenuta la traduzione italiana "Guerre Stellari"; il distributore italiano è stato costretto a seguire le direttive di Lucas.

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